Finalmente, e dico finalmente, sono arrivato negli States. Viaggio lungo, anche troppo. Per fortuna ho conosciuto 3 ragazzi che partivano insieme a me da Milano così che il tempo è passato un bit più in fretta.
Discesa dall’aereo. Ok. Immigrazione all’aereoporto. Ok. Donna brutta che aspetta con un cartello con su scritto il mio nome. Not ok.
Andando a casa dall’airport mi sembrava abbastanza normale, forse un po’ wired, ma alla fine andava bene. Il quartiere anche si è presentato molto bene, strappandomi un sorriso quando ho visto dal vero quello che Google Earth mi aveva mostrato.
Il dramma cominciò quando arrivai a casa.
Entro dal retro e lascio un attimo le valigie a terra, guardandomi attorno. Ah, non hanno avuto il tempo di riordinare. Maria – il suo nome – mi mostra le scale e mi accompagna fino al secondo piano. Allora è vero che ’sti american sono fissati con la moquette alta. Guarda un po’: deve dare l’aspirapolvere. Mi fa entrare nella stanza. Ma cos’è questo pattumaio?! Spero stia scherzando, non è possibile che questa sarà la mia camera per altri 10 mesi… E il letto?? Qua manca tutto, eccetto gli acari che combattono contro i topi giganti che potrebbero girare qua dentro. Comincia a mostrarmi il resto del secondo piano e io, spaventato, la seguo e incappo nel Caos Superiore e Maggiore capo del Disordine e del Buonsenso. Eeeehhhh?? No dai, non può essere così…
Sono troppo stanco per pensare qualcosa, l’unica cosa che voglio fare è chiamare a casa e riposarmi un po’.
Poco dopo arriva Mike, il tanto brutto e triste husband di Mario, ehm, Maria, e ci presentiamo. Neanche 5 minuti e si torna in strada in via della farmacia e della cena.
+1 punto per il fast food dove siamo andati, Red Robin se non mi sbaglio. Un locale veramente carino dove abbiamo mangiato un panino a testa con relative cokes and fries.
Andiamo dai genitori di lei. Gente simpatica dopotutto. Certo i silenzi imbarazzanti ci sono stati, però è andata bene. Ho anche bevuto la prima tazza di caffe – leggi acqua dal colore scuro che ricorda quello di acqua dal colore scuro che se uno è dotato di tanta fantasia riesce a vederci un caffe espresso. Non così male come pensavo.
Ritorniamo a casa e lì cominciano i problemi. Difatti prima non ero entrato in bagno. Bagno? Non sono sicuro che questo sia un bagno. Forse sotto tutti quei… si lo devo dire… peli, di natura non tanto ignota si nasconde un bagno.
Anche con tutto lo spirito di adattamento questo non mi va. Posso accettare la casetta. Posso accettare che sia in disordine. Posso accettare che la loro camera sia invalcabile. Non me ne frega se si lavano o no. Ma non tollero che il bagno dove dovrò lavarmi per i prossimi mesi debba essere tanto sporco e neanche che la mia camera sia uno stanzino usato per appoggiare la roba.
E con la galleria finisco la prima parte. (Dovete essere registrati a Flickr e essere presenti nella mia lista amici – o familiari – per vedere la galleria, non vorrei che finisca tra le mani sbagliate… Lasciatemi un commento se volete un invito)
Edo

non dirmi ke anke nel bagno c’e la moquette ?? kose’ kuel kasino sulla pseudo scrivania?? brividi
…per ora non hai avuto molta fortuna …:P