Settin’ up – part one

31 08 2007

Finalmente, e dico finalmente, sono arrivato negli States. Viaggio lungo, anche troppo. Per fortuna ho conosciuto 3 ragazzi che partivano insieme a me da Milano così che il tempo è passato un bit più in fretta.

Discesa dall’aereo. Ok. Immigrazione all’aereoporto. Ok. Donna brutta che aspetta con un cartello con su scritto il mio nome. Not ok.

Andando a casa dall’airport mi sembrava abbastanza normale, forse un po’ wired, ma alla fine andava bene. Il quartiere anche si è presentato molto bene, strappandomi un sorriso quando ho visto dal vero quello che Google Earth mi aveva mostrato.

Il dramma cominciò quando arrivai a casa.
Entro dal retro e lascio un attimo le valigie a terra, guardandomi attorno. Ah, non hanno avuto il tempo di riordinare. Maria – il suo nome – mi mostra le scale e mi accompagna fino al secondo piano. Allora è vero che ’sti american sono fissati con la moquette alta. Guarda un po’: deve dare l’aspirapolvere. Mi fa entrare nella stanza. Ma cos’è questo pattumaio?! Spero stia scherzando, non è possibile che questa sarà la mia camera per altri 10 mesi… E il letto?? Qua manca tutto, eccetto gli acari che combattono contro i topi giganti che potrebbero girare qua dentro. Comincia a mostrarmi il resto del secondo piano e io, spaventato, la seguo e incappo nel Caos Superiore e Maggiore capo del Disordine e del Buonsenso. Eeeehhhh?? No dai, non può essere così

Sono troppo stanco per pensare qualcosa, l’unica cosa che voglio fare è chiamare a casa e riposarmi un po’.
Poco dopo arriva Mike, il tanto brutto e triste husband di Mario, ehm, Maria, e ci presentiamo. Neanche 5 minuti e si torna in strada in via della farmacia e della cena.

+1 punto per il fast food dove siamo andati, Red Robin se non mi sbaglio. Un locale veramente carino dove abbiamo mangiato un panino a testa con relative cokes and fries.
Andiamo dai genitori di lei. Gente simpatica dopotutto. Certo i silenzi imbarazzanti ci sono stati, però è andata bene. Ho anche bevuto la prima tazza di caffe – leggi acqua dal colore scuro che ricorda quello di acqua dal colore scuro che se uno è dotato di tanta fantasia riesce a vederci un caffe espresso. Non così male come pensavo.

Ritorniamo a casa e lì cominciano i problemi. Difatti prima non ero entrato in bagno. Bagno? Non sono sicuro che questo sia un bagno. Forse sotto tutti quei… si lo devo dire… peli, di natura non tanto ignota si nasconde un bagno.

Anche con tutto lo spirito di adattamento questo non mi va. Posso accettare la casetta. Posso accettare che sia in disordine. Posso accettare che la loro camera sia invalcabile. Non me ne frega se si lavano o no. Ma non tollero che il bagno dove dovrò lavarmi per i prossimi mesi debba essere tanto sporco e neanche che la mia camera sia uno stanzino usato per appoggiare la roba.

E con la galleria finisco la prima parte. (Dovete essere registrati a Flickr e essere presenti nella mia lista amici – o familiari – per vedere la galleria, non vorrei che finisca tra le mani sbagliate… Lasciatemi un commento se volete un invito)

Edo





Appuntamento al consolato

5 07 2007

Dopo aver compilato e ammucchiato tutti i documenti necessari ho finalmente chiamato per prendere appuntamento con il console.
No, non andiamo a cena fuori se è questo che vi domandate :-) , è solo l’ultimo step per la richesta del visto.
Nel mio caso – quello di exchange student – serve il visto J-1 che però deve essere in qualche modo “certificato” dal console stesso, che vuole vedere ogni studente per accertarsi che non sia un piccolo terrorista. Gira voce che faccia proprio la domanda esplicita per sapere se fai parte di una organizzazione criminale… Certo, se lo fossi non aspetterei che dirglierlo!!

L’incontro è fissato per il 19 luglio alle 15:30 9:30 al consolato di Firenze. In alternativa potevo andare a quello di Roma, ma sapendo che ci sarà da aspettare in qualunque caso, ho scelto per il male minore. O almeno credo.

Vi farò sapere se sarò etichettato come terrorista :-P





Riunione pre-partenza

29 06 2007

Sabato 23, sveglia presto: oggi si va nella Capitale.

Alle 15.30 avevo appuntamento al palazzo delle cartine geografiche (che nome strano eh??) per la riunione pre-partenza con l’associazione per parlare dei dettagli del programma. Di dettagli ce ne erano, ma in un modo o nell’altro li conoscevo già, quindi il viaggetto in treno è valso soprattutto per aver fatto conoscenza con qualche ragazzo conosciuto lì.
Sono rimasto colpito perché della trentacinquina che eravamo, ho contato 7 ragazzi di Ancona, non avrei mai creduto che fossimo così tanti a partire… sarà che tutti vogliono andare via da questo postaccio!!!

Appena entrato mi hanno consegnato una cartellina con diversi fogli dentro. Lì per lì ero convinto che mi avessero dato la destinazione perchè sulla etichetta attaccata davanti compariva la sigla AYUSA, così che non sapendo cosa fosse, ho pensato subito ad una città, ma – ahimè – nulla da fare, era solamente il nome dell’associazione corrispondente americana!

Confrontandomi con gli altri ragazzi, ho saputo che ero uno dei pochi a cui ancora non era arrivata la busta con tutto il necessario per la domanda del visto, infatti ero rimasto un po’ preoccupato – soprattutto riguardo l’efficienza delle poste locali che lasciano desiderare…
Ma con sorpresa al mio ritorno cosa trovo?? Proprio lei, la busta del Visto, quasi fosse una divinità.

Tra qualche giorno dovrei chiamare per prendere appuntamento con il console, dato che vuole avere un colloquio personale con tutti gli exchange students. Appena sarò tornato – magari con il visto in mano – vi farò sapere qualcosa.

Alla prossima
Edoardo